SERENA

Ottobre 2003: inizio di un viaggio gastronomico!

Ebbene si… fu proprio nell’ottobre 2003, dopo aver ottenuto il diploma del liceo linguistico, che partii per la Francia ed esattamente per Lione (patria della “nouvelle cuisine” ad opera di Mr Paul Bocuse, gratificato dalle tre stelle nella guida Michelin da più di 40 anni). Lì ho frequentato per 2 anni l’Istituto Paul Bocuse, Scuola Superiore di Arti culinarie e Management da lui fondata. Il diploma presso l’IPB di Lione, oltre ad avermi insegnato tanto da un punto di vista culinario ed anche personale, mi ha permesso di lavorare in strutture alberghiere di lusso e ristoranti con stelle Michelin. Infatti dopo un primo stage nelle cucine di “Auberge la Fenière” a Lourmarin, in Provenza, sono “atterrata” a Parigi dove ho effettuato il mio secondo stage in cucina al ristorante “Laperouse” (famoso dal 1850) per poi essere impiegata in pasticceria per un anno! Da lì desiderosa di affrontare una realtà più impegnativa, ma certo non priva di stress, ho lavorato nella pasticceria dell’”Hotel Ritz” di Parigi per 6 mesi. La perfezione e la puntualità erano tra le “regole” le più pretese… In seguito sono ritornata a Lione nella scuola IPB dove ho effettuato per quasi un anno un interessante stage di perfezionamento di pasticceria ed assistito lo chef L.Cordonnier durante le sue lezioni e soprattutto la preparazione alla sua finale MOF (“Meilleur Ouvrier de France”). A questo punto la mancanza dell’Italia cominciava a farsi sentire (dopo 4 anni francesi!) e fu così che decisi di tornare nella mia patria ed avvicinarmi alla mia città natale, Napoli. L’esperienza all’”Hotel Sasso” di Ravello, nel ristorante “Rossellini’s”, è stata unica nel suo genere grazie al ritorno della cucina mediterranea e al fascino della costiera amalfitana che sono riuscita a godermi nonostante le pesanti ore lavorative. Finita la stagione estiva, ho rifatto le valigie: questa volta per Londra, dove ho lavorato nell’immensa pasticceria dell’”Harrods” e potuto migliorare il mio inglese! Le enormi quantità prodotte (rispettando sempre un’altissima qualità ed estetica) e l’internazionalità dei miei colleghi mi hanno lasciato un segno indelebile nella memoria! A questo punto dopo 6 brevi mesi, ho lasciato l’Inghilterra per tornare a casa, dove mi sarei dedicata al lavoro di proprietà familiare, il Castello Santa Maria! …realtà diverse, realtà indimenticabili…

L’amore per il saper cucinare e gustare l’ho ereditato sicuramente da mio padre napoletano considerando che ha sempre deliziato il mio palato con i suoi piatti! Da qui la voglia di copiarlo e magari anche superarlo (una volta finiti gli studi)!

Inoltre non vorrei assolutamente dimenticare il profumo di zucchero a velo vanigliato unito al burro, alle mandorle, al limone…che ogni anno, durante il periodo natalizio, sin da piccola, ero abituata a sentire! Quel profumo invadeva la casa per ore ed ore…Si tratta dei biscotti tipici natalizi preparati con amore da mia madre, Ulla, di origine tedesca! Questo profumo così “dolce”, “prezioso”, ”femminile” mi ha aperto le porte al mondo della pasticceria, mondo che, grazie agli studi e alle esperienze fatte in Francia e non solo, mi permette di creare ogni giorno “dolcezze” che lasciano un bel ricordo a chi le gusta…

DIEGO

Il gusto per l’accoglienza è nella mia nascita napoletana! La “cultura” della cucina è nel mio dna! Infatti mio nonno paterno fondò la Soc. Bevilacqua e C. per la lavorazione di prodotti alimentari a Miradolo (MI), ora stabilimento della Moccia, successivamente mio padre la trasferì a Napoli e l’ampliò con una maggiore varietà di prodotti agroalimentari fino al 1966. Da geologo, dopo pochi anni di lavoro all’ Università, sono stato consulente esterno di un Istituto Bancario di Napoli e nel contempo mi sono dilettato su di una baleniera e poi su di una pilotina da diporto a cucinare piatti a base di pesce con l’aiuto dei consigli di mia madre.

Finalmente, stanco della città partenopea e del pedissequo lavoro in banca, insieme a mia moglie Luciana, abbiamo abbracciato l’idea di trasferirci in campagna e dedicarci alla cucina e all’ospitalità. Dopo aver seguito dei corsi specializzati di cucina a Roma, abbiamo deciso di aprire al pubblico la nostra struttura che ben si presta a organizzare ricevimenti, cerimonie ed ogni tipo di festa. La ristorazione è caratterizzata da una vasta scelta di piatti: dai più semplici a quelli un po’ più laboriosi grazie anche alle idee di mia figlia Serena. …e dal 1994…con più di 100 matrimoni ed altre occasioni abbiamo servito più di 70.000 menu!

LUCIANA

La mia passione per la cucina comincia già dai tempi dell’ Università, quando a conclusione degli esami della sessione estiva, organizzavo gustose cenette per i numerosi amici. In seguito, avendo più tempo a disposizione, ho frequentato a Roma alcuni corsi di cucina, di base e di livello superiore, e delle lezioni a tema. Questa passione mi ha portata soprattutto a “provare” piatti ispirandomi a ricette lette su importanti riviste, o a tentare di realizzare piatti tipici della mia terra d’origine (la Basilicata). Oggi mi occupo principalmente delle preparazioni “salate”, dove posso liberare la mia creatività, anche se ho fatto esperimenti “dolci”, dove la fantasia cede il posto alla “scientificità” e poi… ubi maior!!!

STORIA DEL CASTELLO

Sui resti di un tempio pagano, dedicato a Giove dardeggiante (il luogo era tanto alto da attirare i fulmini) e le cui colonne si trovano attualmente presso la Casa Comunale di San Michele in Teverina, esisteva un luogo di preghiera che, ai primi del 1400, divenne un eremo per alcuni frati camaldolesi, che lo detennero fino alla metà del 1550. L'antica famiglia del Conte Ottaviano, (che aveva sposato donna Virginia Baglioni, imparentata con i discendenti dei Medici, in lotta con i Monaldeschi di Orvieto) ottenne dalla Camera Apostolica di Roma, fra l'altro, il feudo di Castel di Piero (questo era, anticamente, il nome di San Michele in Teverina) e pertanto esercitava il diritto di patronato, oltre che sul Convento francescano di Santa Lucia, ivi esistente, anche su questo luogo di preghiera detto "Chiesa di Santa Maria in Capisano". Nel 1573 il Conte volle donare alla Congregazione religiosa dei Servi di Maria la suddetta Chiesa unitamente al piccolo Convento annesso per accogliere religiosi e laici. La donazione comprendeva anche tutti i terreni confinanti, e fu accettata e sancita dal Padre Maestro Francesco, figlio di Francesco Canetali, Provinciale per il suddetto Ordine della Provincia Romana, assistito anche dal Padre Fanti di Todi e da Gerolamo Milesi di Castel della Pieve, Priore di Santa Maria della Verità a Viterbo. La famiglia Ottaviano, con la donazione, impose alla Congregazione dei Servi di Maria l'obbligo di tenere per i primi anni due frati dello stesso Ordine: in seguito avrebbero dovuto mantenere tanti frati quanti potevano vivere con la rendita della medesima Chiesa e dei terreni circostanti. In questo periodo sostarono qui diversi importanti prelati che poi si recavano ad Orvieto, specialmente nel periodo del Corpus Domini.

Nel 1652, il Papa Innocenzo X decretò la soppressione di tutti i piccoli Conventi in Italia, perché per la scarsezza delle rendite e per il ristretto numero dei religiosi, questi divenivano case di dissipazione più che di preghiera; inoltre i Conventi di campagna permettevano a molti facinorosi di eludere la giustizia. L'immunità dei Conventi era inviolabile e se i ricercati dalla giustizia vi si rifugiavano, nessuno poteva agire contro di loro. Il decreto, pertanto, stabiliva che quei Conventi fossero chiusi e che le case ed i beni ricevuti in donazione fossero ceduti ai Vescovi delle rispettive Diocesi. Pertanto il Convento e la casa, con i suoi beni, passò sotto la giurisdizione della Diocesi di Bagnoregio, che lo trasformò in Seminario, assicurando così, nel contempo, l'esercizio delle funzioni religiose.

Tale stato si protrasse fino agli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, precisamente fino al 1919, anno in cui, cioè, sotto la minaccia dell'esproprio delle proprietà da parte delle leghe rosse, il terreno e il fabbricato con l'annessa Chiesa di Santa Maria, fu ceduto dalla Diocesi alla famiglia Cesari poi Bazzichelli che, a sua volta, lo rivendette nel 1970 alla famiglia Sarra di Roma ed infine alla Società Agricola San Michele in Teverina, attualmente proprietaria, che ha riportato l'intero complesso all'antico splendore.

La Chiesa di Santa Maria in Capisano, dedicata all'Annunciazione, ha conservato degli affreschi recentemente restaurati dal professor Weddingen e dalla sua équipe di studenti provenienti dalla Svizzera tedesca: gli affreschi, attribuiti al pittore Lorenzo da Viterbo (intorno al 1450), raffigurano Cristo seduto sul trono e circondato da angeli e da quattro Santi, tra essi spicca Santa Chiara al cui fianco si scorge il giglio e un braccio. Con l'ampliamento della Chiesa da parte dei Servi di Maria, avvenuto nel lontano 1573, e la conseguente apertura di una finestra, insieme ad una diversa disposizione dell'altare, la figura accanto a Santa Chiara, presumibilmente San Francesco, è andata distrutta. A conferma di tanto, Padre Antonio Coccia della Curia Generalizia dei Conventuali Francescani, esperto di notizie storiche, sostiene che San Francesco d'Assisi, recandosi a Bagnoregio -patria del suo famoso seguace San Bonaventura, dottore della Chiesa, cardinale francescano- si sia riposato tra i resti del tempio pagano. (Ecco perché il dipinto, a ricordo dell’ordine francescano, contiene la figura di quei Santi)..

Con la recente ristrutturazione dell'ex Seminario-Convento (ora denominato Castello di Santa Maria) e della Chiesa, gli attuali proprietari hanno ottenuto dalla Curia Arcivescovile di Viterbo l'autorizzazione alla sua riapertura al culto dei fedeli: infatti il 13 dicembre 1987 Monsignor Donato de Bonis, Protonotario Apostolico presso la Santa Sede, ha riconsacrato la Chiesa e da allora in ogni festività e ricorrenza viene officiata la S. Messa da parte dei padri francescani o prelati dei luoghi circostanti.

Non perdetevi in un'estenuante ricerca di hotel per il vostro soggiorno tra natura e relax: la soluzione è già sotto i vostri occhi, un agriturismo con piscina fuori Roma: Meglio di un hotel, meglio di una villa, il Castello Santa Maria è il luogo che avete sempre sognato per trascorrere una vacanza indimenticabile, tra il comfort e la magia di una delle più belle e antiche dimore storiche tra Lazio e Umbria.

Come alternativa al pernottamento nelle camere del castello, potrete alloggiare nei nostri accoglienti cottage, avendo la sensazione di trascorrere in una signorile villa, un vero e proprio agriturismo di lusso nel verde di Viterbo, poco lontano da Orvieto.

Il Castello Santa Maria rappresenta anche la location ideale per chi cerca castelli per matrimoni fuori Roma.